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Abano Le Terme dell'Arte

 

 

BREVE BIOGRAFIA

Giancarlo Rampazzo nasce a Padova il 12 luglio 1952, la propensione per le attitudini artistiche si manifesta già dall’età di otto anni quando all’insaputa dei genitori si fa consegnare un pianoforte da un amico di famiglia (rivenditore di strumenti musicali) per una passione irrefrenabile di iniziare a suonare. In seguito il padre lo iscrive all’accademia d’arte, dove oltre alla musica apprende le tecniche di pittura e scultura. L’artista riesce a fondere la sua vena artistica in simbiosi con la musica, un feeling che continua da sempre e che caratterizza le sue opere. Collabora come autore con il noto cantante Toto Cutugno, ed incide svariati singoli come cantautore dalla metà degli anni ’70 ai giorni nostri.

ATTIVITA' ARTISTICA

Le prime “vere” esperienze pittoriche di PAT (questo il nome d’arte utilizzato dall’artista) risalgono alla metà degli anni ’90, periodo in cui l’artista decide di dare un’anima alla propria creatività attraverso la materia. Si tratta di una serie di opere a collage e tecnica mista, d’intonazione astratta, elegante e raffinata, d’impronta ed origine chiaramente grafica; sono giocate principalmente su tonalità chiaro-scurali, monocrome o dai pochi colori sfumati.

Qualche anno più tardi, dopo le prime sperimentazioni del 2001, è nel 2002 che PAT determina il “volto definitivo” della sua arte, sviluppata creando volumi e forme con la stesura di materiali acrilici, poliesteri, siliconati, vetro e legno decorati successivamente con aerografo dando toni e sfumature uniche nel suo genere.

Nascono i primi cicli, Plastiche Emozioni del 2003. Inizia qui l’immaginoso gioco di parole intitolato alle proprie opere, dove l’originalità consiste anche, in alcuni casi, nel formato irregolare dei dipinti. Questo gruppo di opere, già mature e consapevoli, è chiaro preludio alle future invenzioni e realizzazioni. Negli anni successivi, infatti, PAT dà il via a quelli che diventeranno i suoi temi usuali e personalissimi, innestando nello spazio e nella materia, l’innarrestabile abbraccio del collante che avvolge ogni pensiero dell’artista.

FUSION PAINT : LA TELA COME UN’ARENA MUSICALE

Giancarlo Rampazzo vive la pittura come continua sperimentazione, perseguendo una ricerca che si basa su una compenetrazione di esperienze, sulle quali si innestano, nei ritmi compositivi delle sue opere sfaccettate e divise da pause e movimenti, anche la sua cultura musicale e il suo essere musicista. Le sue prime vere esperienze pittoriche risalgono già alla metà degli anni Novanta e sono soprattutto opere astratte, a collage e tecnica mista, d’impronta grafica, giocate su tonalità monocrome e chiaro-scurali.

Nuove sintesi tra volumi e forme danno vita ai primi cicli, PLASTICHE EMOZIONI (2003). L’utilizzo di materiali acrilici, poliesteri, siliconati, inserti di vetro e legno decorati è per lui fonte rigenerante della sua creatività in espansione: il gesto del creare viene ad essere parte integrante dell’opera stessa che nasce dalle sue mani, recando in sé le tracce della pulsione che l’ha generata.

Egli ci racconta, attraverso le sue realizzazioni, della sua «Fusion Paint», che consiste nel costruire, assemblare con vari materiali, primo fra tutti il silicone colato, fuso a 500 gradi: è la colatura ad originare, modellare e dare forma all’opera, che viene poi ritoccata con colori acrilici, dandogli un effetto di smalto tramite una vernice lucida. La tela, come un’arena aperta, fisica e mentale, è lo spazio musicale dell’azione dell’artista, che trasfonde in essa il suo flusso vitale: brulica di segni e intrecci, che nel loro dinamismo o nella loro staticità suggeriscono una sensazione, personificano il ricordo o il sogno di un oggetto o di una situazione che non si può possedere ma solo evocare.

Il titolo nasce, quasi sempre, dopo, e mai prima: l’inconscio lavora, la mente razionale dà un nome a ciò che l’emozione suggerisce. Impossibile non pensare ai giochi ludici vivaci e palpitanti di Mirò: ecco perché non poteva mancare un Omaggio al grande artista catalano.

L’opera Flamenco evoca poi il frusciare di vesti multicolori di una danzatrice spagnola. Ci si lascia traportare dalla luccicante Valle dell’Oro, il cui mito si perde nella notte dei tempi, oppure ci si immerge nel silenzio di silenti notti orientali, quali Notte turca – della quale non rimane che una mezzaluna lucente e rossa che troneggia in un chiarore dorato – o Notte a Dubai, con le sue altezze. Ci si può lasciar conquistare dall’imponente apparecchiatura de L’Arma del dragone, mentre il pensiero corre al Sol Levante.

Grafismi infiniti e sottili, quando bianchi e neri, possono dare vita ad un immaginario gelato, La stracciatella, oppure ad una Tela del ragno, di sfumatura verdastra, in cui giacciono imprigionati bozzoli informi e colorati di insetti. La rete, insieme all’idea del legame, è un concetto che ritorna spesso nelle sue opere, quasi fosse una cifra stilistica di Rampazzo. Per esempio, l’intrico di una rete quasi invisibile può trattenere una moltitudine di pesci ne La pesca miracolosa, oppure il groviglio di corde e stoffe vere – poste sulla tela e pennellate – si avvia a diventare un infinito Filo d’Arianna. E ancora, l’insieme di rette intersecantisi tra loro evidenzia i legami di una Reazione chimica sconosciuta, i cui punti di intersezione sono segnati da zone rosse.

L’ammasso rosa ed evanescente di una ipotetica Finestra può persino lasciar intravedere delle nuvole. La fusion paint si presta ad identificare, nelle sue composizioni globulari e circolari di punti e sfere, anche celesti galassie irraggiungibili o crateri lunari, mari tropicali, Dune terrestri e Foglie d’autunno, fino alla leggerezza di alcune Campanule che assorbono in sé i colori della terra, dell’erba e della volta celeste in primavera.

A Giancarlo Rampazzo piace costruire anche forme a se stanti, sculture con uno scheletro di plexiglass, decorate sempre a fusion paint, come Sign of time, una sorta di orologio fuso con lancetta, pagode orientali, sinfonie di spartiti, Iceberg, Ricci della barriera corallina, orecchini giganti. E soprattutto coloratissime «bottiglie» ornamentali, che nessuno di noi vorrebbe mai riciclare ma solo conservare.

Il maestro Pat ha iniziato in questi ultimi tempi un percorso artistico molto innovativo ed unico nel suo genere che lo ha portato a nuove sperimentazioni ed elaborazioni con materiali inediti che certamente sconvolgeranno il panorama artistico dell’arte contemporanea. Trattasi del nuovo filone denominato “Lune parlanti”, ognuna crea un dialogo costante tra la realtà e lo spazio surreale trasformando la materia in un corollario di colori e superfici planetari.

SITO INTERNET : www.giancarlorampazzo.it

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Numero di telefono cellulare 349 1589809